VICENZA – COMUNICATO DI PIERO PUSCHIAVO SULL’ACCORDO FIAT A POMIGLIANO D’ARCO

MOVIMENTO SOCIALE FIAMMA TRICOLORE COORDINAMENTO REGIONALE DEL VENETO DIS-ACCORDO A POMIGLIANO Vicenza, 30 giugno 2010 Il solito polpettone all’italiana alla fine scontenta tutti. L’accordo su Pomigliano d’Arco è la dimostrazione che tra imprenditori e sindacati vige ancora la pregiudiziale ideologica dello scontro “padrone/operaio”; frutto di una stupida pregiudiziale ideologica ancorata ad alcuni decenni fa, ma che purtroppo rimane insita, forse per intereressi di una ristretta cerchia di funzionari, nella forma mentis degli apparati sindacali. Sebbene l’assetto societario Fiat, e non mi riferisco solamente agli Agnelli, dovrebbe dignitosamente starsene zitto, ringraziando i lauti ammortizzatori sociali largamente elargiti dallo Stato, alias dai contribuenti italiani, per non parlare dei finanziamenti a fondo perduto concessi alla casa del Lingotto, non possiamo non essere concordi su di una questione principale ed irremovibile: i posti di lavoro vanno salvaguardati. Non solo per il lavoratori di Pomigliano d’Arco, ma per tutto l’indotto che l’Azienda madre produce. I molti piccoli imprenditori ed artigiani rappresentano infatti i veri polmoni a sostegno del lavoro, dell’occupazione e dell’alimentazione dell’economia reale. I sindacati dovrebbero comprendere che non viviamo più negli anni ’50; tra imprenditori e operai forse sono proprio i primi ad essere più a rischio e quindi bisognosi di un maggior sostegno, colpiti e vessati da pressione fiscale, normative sempre più asfissianti e soprattutto pressioni sempre più rigide da parte delle banche, senza trascurare il contesto generale dove è possibile toccare con mano mercati sempre più esigenti e difficili da interpretare e sempre più scarsi margini di guadagno che impediscono di far tornare i conti a fine mese. Imprenditori ben diversi dai vari amministratori alla Marchionne, ben stipendiati e magari anche elargiti da buone uscite miliardarie anche in caso di condotte aziendali fallimentari, pur se incuranti del significato del rispetto e del dovere nel lavoro Questi sono, di fatto, i risultati di un’economia tanto “libera” quanto virtuale; ben lontana da ciò che significa “interesse nazionale”, capace solo di privatizzare gli utili e socializzare le perdite; nonché di elargire stipendi d’oro a “strateghi” non tanto del mercato ma del proprio portafoglio. La Fiat, come gran parte delle grandi aziende nazionali, a maggior ragione se facenti parte di settori ritenuti strategici per gli interessi nazionali, deve tornare ad avere la partecipazione di maggioranza pubblica, anche perchè se lo Stato continua a buttar soldi, avrà ben diritto ad esserne rappresentato; e solamente attraverso una reale e concreta attuazione della socializzazione, potrà ritornare ad essere una azienda fiore all’occhiello dell’economia nazionale.

Piero Puschiavo

Coordinatore Regionale del Veneto Fiamma Tricolore