BREVE RIFLESSIONE DA “FIUGGI 1995” AI GIORNI NOSTRI

BREVE RIFLESSIONE DA “FIUGGI 1995” AI GIORNI NOSTRI

Sono passati ormai 26 anni da quell’infausta “svolta di Fiuggi”, oltre un quarto di secolo, da quel tentativo di minare completamente la nostra identità, le nostre radici, il nostro patrimonio genetico, la nostra affermazione di alternativa social-nazionale come “terza via” in contrapposizione alle aberrazioni del sistema liberaldemocratico capitalista e di quello social-comunista.
Molte cose sono state dette e ripetute sul comportamento di Gianfranco Fini (che in verità mai ci ha rappresentati), e sulla distruzione da parte sua e non solo sua, di quella “casa paterna” che dava e stava dando a tutti noi una residenza politica, una trincea di combattimento, una base di militanza al servizio dell’Idea pur tra mille difficoltà e mille sfumature diverse.
Quella casa politica che orgogliosamente all’ articolo 1 del proprio statuto riportava la volontà di affermazione di uno Stato Nazionale del Lavoro mediante l’alternativa corporativa.
Un pilastro mantenuto in piedi dalla volontà di non arrendersi nei confronti del sistema liberalcapitalista, da parte di Soldati Politici del calibro di Pino Rauti, Enzo Erra, Staiti di Cuddia..e come potremmo mai dimenticare il compianto Giorgio Pisanò.
Uomini Liberi che in coerenza a ciò che avevano rappresentato e servito sui campi di battaglia diedero luce a questo Movimento Sociale Fiamma Tricolore il quale doveva proseguire e prosegue tutt’ora la marcia legionaria in piena continuità ideale con il MSI e più precisamente con le radici originarie del Movimento Sociale Italiano della prima ora, radici profonde discendenti direttamente dal terreno fertile della Repubblica Sociale Italiana.
Fu proprio Giorgio Pisanò a capire in anticipo su tutti quel che stava accadendo in seno al partito, abbandonando di fatto il MSI già nel 1991 con il ritorno di Fini alla segreteria, per poi prendere parte alla “rifondazione missina ” del nostro MSFT con Pino Rauti nel 1995.
Ma questa è ormai storia.
Noi oggi dopo 26 anni siamo ancora qui, in piedi in mezzo alle rovine.
Oggi la battaglia contro il sistema e contro gli abiuratori non è ancora terminata, consci come siamo del fatto che peggio del Gianfranco Fini di Fiuggi, (che ribadiamo non era solo in quell’occasione) e di Alleanza Nazionale, ci può soltanto essere Giorgia Meloni ed i cosiddetti Fratelli d’Italia. Del resto i signori oggi ai vertici di FDI hanno più o meno tutti condiviso e partecipato convintamente a quell’ abiura senza mai rinnegare ciò.
Fratelli d’Italia altro non è se non la riedizione in brutta copia della vecchia AN, stessa classe dirigente liberalconservatrice e post-democristiana di destra, stesso programma ultra-liberista quindi antifascista.
A chi tradisce e sta tradendo oggi finendo nell’orbita di Fratelli d’Italia ostentiamo a dire che tale passo avrebbe tranquillamente potuto farlo benissimo 25 anni fa.
Se Fini nella sua vergognosa tragedia umana e politica ebbe quanto meno prima di fare la fine che si è meritato, la minima “accortezza” di staccare ad un certo punto la spina (sia pure per propri loschi interessi politici) verso il servilismo nei confronti di Berlusconi – non prima però – di aver con lui e per lui affossato in parte l’area della “destra sociale” più correttamente definibile come area nazionalpopolare; gli uomini di Fratelli d’Italia ex Alleanza Nazionale, si trovano sempre lì, esattamente come 25 anni or sono, ieri in compagnia di Bossi, oggi con Salvini, nell’ inutile e umiliante ruolo di alleati-sudditi e “tirapiedi” del “padre-padrone” Silvio Berlusconi, poiché siamo e restiamo convinti che sia sempre il presidente di Forza Italia a dettare le condizioni ed a tenere le fila nella coalizione, non si illuda nessuno del contrario.
Non ci faremo certamente mai abbindolare dai numeri che vogliono evidenziare questo pseudo-successo assolutamente temporaneo e fasullo in termini di consensi che Fratelli d’Italia dell’antifascista Giorgia Meloni, del “tatarelliano d’antan” La Russa, e del democristiano Crosetto sta momentaneamente riscuotendo. Loro sono altra cosa radicalmente diversa e distante da ciò che rappresentiamo.
Noi restiamo ancora oggi saldi al nostro posto, fieri e compatti come non mai; fedeli ai nostri principi, ai nostri ideali alla nostra proposta rivoluzionaria che potrà soltanto passare attraverso l’intuizione dello Stato Nazionale del Lavoro nel quadro del concetto di “democrazia organica” da attuare mediante l’istituzione di una camera delle rappresentanze delle categorie, che possa raggiungere i più alti traguardi di giustizia sociale nel solco della socializzazione dell’economia.
Oggi di fronte alla rovina della Patria, allo sfacelo della società e delle identità nazionali, alla morte dei valori tradizionali e ai fourvianti colpi di coda infertici dal sistema liberalcapitalista apolide ormai agonizzante, la nostra bandiera di riscatto sociale e nazionale potrà rappresentare l’unica bandiera valida da innalzare di fronte a tutte le ingiustizie.
Questa è la nostra battaglia che auspichiamo vittoriosa per il bene del nostro Popolo per la nostra Nazione e per tutti i popoli europei.
Veniamo da lontano!
Giacomo Ciarcia Sezione di Cecina

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